Cosa è successo al Kando Beach Bar?

Nella notte del 14 agosto, Angelo Ratti aveva appena finito un dj set al Kando Beach Bar, a Porto Istana, un tratto di costa vicino Olbia, nella punta nordorientale della Sardegna. Stava smontando l'attrezzatura quando, racconta, ha ricevuto insulti omofobi. Quello che è seguito, secondo Resident Advisor e l'agenzia ANSA, non è stata una semplice rissa. Circa 30 persone, descritte come per lo più giovani del posto insieme a qualche trentenne, hanno aggredito Ratti in tre fasi distinte: un primo pugno, colpi alla testa e poi il trascinamento in un vicolo buio dove è stato colpito con una pietra. L'aggressione è durata circa mezz'ora. Anche tre amici che hanno provato a tirarlo via sono rimasti feriti. Una delle donne presenti, colpita alla schiena, si è sentita dire da un aggressore, secondo l'ANSA, di essere fortunata a essere una ragazza, altrimenti l'avrebbero trattata allo stesso modo.

Ratti è rimasto a sanguinare sulla sabbia, con l'impianto audio danneggiato. È stato curato per lesioni alla testa, al viso, all'addome e ai genitali, e ha riportato una perdita parziale di sensibilità su un lato del viso e una perdita dell'udito a un orecchio. Ha sporto denuncia e, tornato a Milano, si è sottoposto ad accertamenti medici. La procura di Tempio Pausania ha aperto un'indagine, secondo l'ANSA, dopo che il caso è stato ripreso da diversi giornali italiani.

Chi è Angelo Ratti e cos'è Biscotto della Fortuna?

Ratti, 39 anni, ha fondato Biscotto della Fortuna, collettivo di DJ queer milanese che stava suonando diverse date in Sardegna durante la stagione di Ferragosto, il periodo di metà agosto in cui i beach club e i locali temporanei dell'isola sono al massimo dell'affluenza. Collettivi come il suo esistono proprio perché la programmazione dei club commerciali continua a lasciare indietro artisti e serate queer: si costruiscono sale proprie, squadre proprie, pubblico proprio, spesso in contesti informali esattamente come il beach bar in cui suonava Ratti quella sera. Da quando è avvenuta l'aggressione, associazioni LGBT+ milanesi come Milano Checkpoint, Circolo Masada e Circolo Amelia gli hanno espresso pubblico sostegno, ed è stata lanciata una raccolta fondi per coprire le spese mediche e legali e sostituire l'attrezzatura danneggiata.

«Non sto cercando un colpevole. Sto cercando una soluzione perché non accada mai più.»

Cosa significa questo per DJ e collettivi queer?

È questo il rischio che si nasconde dietro ogni serata «inclusiva»: un collettivo queer viene ingaggiato per l'immagine progressista che dà al locale, senza che cambi nulla in termini di sicurezza, formazione dello staff o gestione del pubblico. Ratti era da solo con la sua attrezzatura quando sono iniziati gli insulti, esattamente il momento in cui un DJ è più esposto, e a trenta persone sono bastati mezz'ora per lasciarlo sanguinante su una spiaggia che poche ore prima ballava sul suo set. Se beach bar e locali temporanei vogliono ingaggiare collettivi queer per la stagione estiva, si assumono lo stesso dovere di tutela di qualsiasi club: personale che intervenga davvero, un protocollo per quando una serata degenera, e un rapporto con la polizia locale che vada oltre una denuncia presentata a cose fatte.