Beatport non crea una pagina di genere a cuor leggero. Ognuna arriva con una propria Top 100, playlist curate dedicate e, soprattutto, una propria occasione di essere la classifica che un booker o un curatore di playlist controlla davvero. Il 1° ottobre, Vintage Culture e compagnia hanno ottenuto esattamente questo: una nuova categoria chiamata Indie Tech, separata dall'Indie Dance.
Cosa è cambiato davvero?
Indie Tech è ormai una pagina di genere a sé stante su Beatport, con una propria Top 100 e uno spazio dedicato agli artisti e alle etichette che lavorano questo suono. Beatport lo descrive come batterie incisive, bassline marcate e synth hook audaci, con influenze da Tech House, Melodic House & Techno, Bass House e persino Mainstage, pensato per il prime time e non per il riscaldamento. I nomi legati al genere sembrano un who's who della tech house travestito da genere nuovo: Adam Ten, Mita Gami, Vintage Culture e Max Styler, su etichette come Maccabi House, Stil vor Talent, Diynamic e Higher Ground.
L'Indie Dance, invece, mantiene quello che Beatport chiama il suo lignaggio originale: la tradizione post-punk, disco e leftfield club su cui il genere è stato costruito, più vicina ai brani leggeri e orientati alla canzone che hanno reso l'Indie Dance rilevante un decennio fa.
Perché dividerlo ora?
Secondo il racconto di Beatport, pubblicato sul suo blog Beatportal, la decisione nasce da conversazioni dirette con artisti ed etichette di entrambi i campi che volevano che il suono più pesante avesse una casa propria, invece di condividere la classifica con il catalogo più leftfield e rilassato del genere. Quelle conversazioni, a quanto pare, hanno alimentato anche un articolo di Beatportal sul recuperare lo spirito originale dell'Indie Dance, che sosteneva che il lato post-punk e disco del genere venisse schiacciato proprio da questo suono da club e da prime time che oggi definisce l'Indie Tech.
"Creare un nuovo spazio permette a entrambi di prosperare a modo loro", ha detto Raph Pujol, VP di Beatport, sulla divisione.
Chi vince davvero con questa divisione?
Qui la cosa si fa interessante per chiunque booki o curi playlist in base all'etichetta di genere. Una nuova Top 100 significa nuova visibilità per artisti che prima competevano contro l'intero catalogo dell'Indie Dance, vecchio e nuovo, chill e da club, per gli stessi cento posti. Vintage Culture, Adam Ten e Max Styler ora si confrontano con un bacino molto più ristretto e molto più orientato al club: più facile da dominare, più facile da mostrare come prova di rilevanza. L'Indie Dance, privata delle sue figure da club più grandi, torna a essere una corsia più piccola e più chiaramente leftfield, il che protegge la sua identità ma riduce anche il suo peso commerciale sulla piattaforma.
Beatport presenta tutto questo come un ascolto della sua community. Ed è anche, senza dubbio, un buon affare: una nuova pagina di genere è una nuova superficie pubblicitaria, nuove playlist curate, un nuovo motivo per le etichette di rivolgersi direttamente a Beatport. Entrambe le cose possono essere vere allo stesso tempo, e probabilmente lo sono.



