Su cosa ha votato davvero il Clubcommission?
Il consiglio discuteva il caso almeno dall'inverno 2025. Il 21 aprile 2026, tutti e nove i membri del consiglio del Clubcommission hanno votato all'unanimità l'espulsione di Musikbrauerei, un club di Prenzlauer Berg che apparteneva all'associazione da quasi 19 anni. La comunicazione si è presa il suo tempo: la lettera di espulsione è arrivata all'avvocato del proprietario solo il 13 agosto 2026, quasi quattro mesi dopo il voto, e la vicenda è diventata pubblica solo a inizio settembre.
L'associazione ha indicato tre elementi organizzati nel club o legati ad esso: la « Prima fiera dei media alternativi », che ha ospitato la rivista cospirazionista di estrema destra Compact e il partito marginale dieBasis; un concerto della band Drudensang; e una mostra d'arte seguita da Compact TV. Messi insieme, sostiene il Clubcommission, questi elementi disegnano uno schema di legami con ambienti di estrema destra e cospirazionisti, in contrasto con la propria missione dichiaratamente antifascista.
Quanto regge davvero l'evidenza dietro l'espulsione?
È qui che la storia si complica. L'inchiesta di Groove Magazin sul caso ha segnalato che parte del dossier del Clubcommission si appoggia su un divieto della rivista Compact successivamente annullato dai tribunali, oltre a materiale tratto da Indymedia, difficilmente una fonte neutrale. Citare un divieto che non è più in vigore come prova di vicinanza all'estrema destra è un fondamento più fragile di quanto suggerisca un voto unanime, ed è il primo dettaglio a cui si aggrapperà chiunque metta in dubbio la procedura.
Es ist Rufmord. È un assassinio della reputazione.
Questa è la risposta del proprietario Jens Reule Dantas, rilasciata al Berliner Zeitung. Sostiene che le sale del club venissero affittate in modo politicamente neutrale, cioè che le prenotazioni fossero transazioni commerciali, non sostegni politici.
Cosa risponde il Clubcommission?
Poco, pubblicamente. Interpellata dal Berliner Zeitung per ulteriori commenti, l'associazione ha rifiutato di aggiungere altro. Questo silenzio, unito ai quattro mesi trascorsi tra il voto e l'invio della lettera, lascia la vicenda aperta a due letture: un'associazione che procede con cautela su un caso davvero delicato, oppure un'associazione che ha costruito il proprio caso su fonti deboli e preferisce non difenderle pubblicamente, punto per punto.



