Cosa è stato aggiunto davvero a "Butterfly"?

Il 25 settembre, Daphni ha ripubblicato silenziosamente "Butterfly" in edizione ampliata su Jiaolong, la sua etichetta. Nessun singolo apripista, nessuna campagna, nessun conto alla rovescia: solo un caricamento su Bandcamp che fa quasi raddoppiare il disco. Sedici tracce diventano ventinove, e un album compatto di 58 minuti arriva a sfiorare le due ore. Le aggiunte sono soprattutto remix, con nuove versioni firmate Kelbin, Peder Mannerfelt, Pär Grindvik, BRUX e Aasthma, inserite accanto alla tracklist originale.

Perché affidarlo a Peder Mannerfelt e Pär Grindvik?

Questo è ciò che separa l'edizione ampliata da un pacchetto di remix opportunistico qualunque. Mannerfelt e Grindvik non sono nomi che rincorrono un piazzamento in classifica, sono due veterani molto rispettati della techno di Stoccolma, il tipo di producer che viene chiamato per scuotere una pista strana piuttosto che riempire un'arena. Affidare a loro, oltre a Kelbin, BRUX e Aasthma, spazio inedito su un disco di Dan Snaith dice molto su a chi si rivolge Daphni: non un pubblico pop in cerca di un ritornello, ma le stesse sale underground che hanno plasmato l'album fin dall'inizio.

Perché tornare su un album cinque mesi dopo l'uscita?

"Butterfly" è uscito il 6 febbraio, primo LP di Daphni da "Cherry" del 2022 e primo disco Daphni in cui Snaith canta davvero. Lo ha costruito in gran parte attorno a una serata all'Open Ground di Wuppertal, un club che ha descritto vicino al suo ideale di sala, dove ha testato la maggior parte del materiale ancora prima del missaggio finale. Tornare a raddoppiare la tracklist cinque mesi dopo, senza clamore, sembra meno un ciclo di marketing e più un artista che non aveva ancora finito con quel materiale, né con quella sala.

"L'ideale platonico del tipo di club in cui vorrei suonare."