Che cosa ha respinto davvero l'Assemblea?

Il 22 giugno la commissione giustizia dell'Assemblea nazionale ha aperto l'esame di RIPOST, il disegno di legge omnibus del ministero dell'Interno sull'ordine pubblico, e ha bocciato per poco i suoi primi articoli, tra cui quello che istituisce un reato nuovo di organizzazione di un raduno festivo non autorizzato. Restano oltre 700 emendamenti da esaminare. Nulla è deciso: una bocciatura in commissione non vincola l'aula, e quando il testo arriverà in plenaria gli equilibri possono cambiare. Il governo vuole chiudere la pratica prima che il Parlamento si fermi per l'estate, a metà luglio.

Fin dove arrivano i due testi?

Oggi non c'è un testo contro i free party, ce ne sono due. RIPOST, voluto dal ministero dell'Interno di Bruno Retailleau e difeso dal ministro Laurent Nuñez, ha superato il Senato il 26 maggio con 243 voti contro 33. Nella versione del Senato chi organizza un free party illegale rischia fino a due anni di carcere e 30 000 euro di multa; il partecipante che rifiuta la sanzione forfettaria può prendersi sei mesi e 7 500 euro; e perfino noleggiare un impianto potente senza dichiararlo in prefettura costa due mesi e 3 750 euro. In più: sequestro di attrezzature e veicoli, sospensione di licenze e obbligo di risarcire i danni ambientali.

In parallelo corre la proposta di legge della deputata Laetitia Saint-Paul sui rave, già approvata all'Assemblea il 9 aprile. Porta la multa per gli organizzatori a 30 000 euro e, soprattutto, abbassa da 500 a 250 persone la soglia oltre la quale un raduno va dichiarato in prefettura. Quella sola cifra fa, in silenzio, più danni di qualsiasi pena detentiva.

Perché la scena la vive come una questione di sopravvivenza?

La Francia è una delle culle del teknival e della freetekno, i convogli di sound system e i muri di casse all'aperto che attraversano il paese dagli anni Novanta. Trasformare l'atto di organizzare una festa in un reato penale significa, vista da dentro, criminalizzare uno stile di vita invece di reprimere un disturbo. Il collettivo Tekno Antirep, nato nel 2022, ha lanciato un'ondata di feste-protesta, le sue «manifestives», in una trentina di città francesi tra il 30 maggio e il 13 giugno, e chiede il ritiro puro e semplice di entrambi i testi.

«Leggi così repressive sono sproporzionate rispetto a gente che vuole solo fare festa», riassume Kamille, del collettivo Tekno Antirep.

In Parlamento la contestazione è arrivata da sinistra: il senatore ecologista Guy Benarroche e il comunista Ian Brossat hanno denunciato testi che danno allo Stato poteri di sorveglianza e sequestro smisurati, puntati contro un movimento culturale e non contro un'ondata di criminalità.