Da dove arriva l’« analogico estremo »?

La formula è dello stratega dei media James P Crane, che ha riassunto il momento in una riga: l’IA estrema sta creando l’analogico estremo. La logica è semplice. Quando una macchina può generare un flusso infinito e senza attrito di qualsiasi cosa, ciò che la gente inizia a valorizzare è quello che una macchina non può falsificare su larga scala: il finito, il fisico, l’evidentemente umano. Nella musica elettronica, dove gli strumenti sono sempre stati parte dell’identità, quel riflesso si sta indurendo in movimento.

Lo si legge in ciò che i producer comprano, in ciò che le etichette stampano, nel modo in cui i DJ scelgono di stare su un palco. Più il feed si riempie di brani sintetici, più forte la scena reclama strumenti che devi toccare.

Cosa dicono davvero i numeri?

Deezer ha messo una cifra sull’ondata. La piattaforma dice di ricevere oggi circa 75 000 brani interamente generati dall’IA ogni giorno, quasi il 44 % di tutto ciò che viene caricato, contro circa 10 000 al giorno a inizio 2025. Il consumo non ha seguito: quei brani pesano ancora solo per l’1-3 % degli ascolti reali, e Deezer ne segnala circa l’85 % come fraudolenti, togliendo loro i compensi.

La controspinta è altrettanto misurabile. Il vinile statunitense ha superato il miliardo di dollari di vendite nel 2025 e batte il CD per fatturato da quattro anni. La cassetta, un formato che tutti davano per morto, è più che raddoppiata a inizio 2025, al livello più alto da vent’anni, con buona parte di quella domanda che arriva dagli under 25. Niente di tutto ciò è efficiente, ed è proprio il punto: un disco che devi girare è una decisione, non un ascolto automatico.

Quando l’offerta di musica diventa infinita, la scarsità si sposta sull’oggetto e sul momento.

Staccare la spina è resistenza o solo nostalgia?

Qui la scena si divide. Da un lato, la svolta analogica somiglia a una vera riga tracciata nella sabbia. I live solo hardware, o dawless, si diffondono nella techno underground proprio perché un tavolo di scatole che lampeggiano dimostra che qualcuno sta suonando, non lanciando un file. I setup da DJ senza laptop e le piste senza telefoni vendono la stessa promessa: una presenza che non puoi automatizzare.

Dall’altro lato resta una domanda scomoda. Un muro di modulari costosissimi è resistenza, o un nuovo modo di fare selezione all’ingresso? L’analogico costa soldi e tempo che un laptop risparmia, e il « dovevi esserci » può inacidirsi in un « non puoi permetterti di esserci ». La risposta onesta è che le due cose sono vere insieme. L’ondata di IA è reale, la reazione umana è reale, e reale è pure il rischio che l’autenticità diventi l’ennesima cosa che si compra.