Cosa ha misurato davvero lo studio?
Noches de Ibiza, l'associazione che rappresenta bar, ristoranti e locali notturni dell'isola (AEON), ha finanziato un lavoro sul campo nel porto di Ibiza e a Sant Antoni tra luglio e agosto 2026. I ricercatori hanno osservato il movimento della folla il 23, 25 e 29 luglio, continuando poi ad agosto, intervistando proprietari di bar e ristoranti e monitorando prezzi dei biglietti, prezzi dei drink, orari di apertura e sistemi di vendita online dei club.
Il dato centrale: la maggior parte dei turisti lascia il porto tra le 23:30 e le 00:30, esattamente quando iniziano a formarsi le code fuori dai grandi club. Non è un caso. Lo studio lo collega direttamente ai biglietti prepagati, agli sconti a tempo, ai pacchetti drink acquistati online in anticipo e alle navette gratuite che collegano direttamente hotel e club, meccanismi che decidono la serata di un turista prima ancora che scelga un bar.
Come fanno i club a trattenere quella spesa?
Il meccanismo descritto nello studio non è un unico trucco, ma diversi, sovrapposti. Gli hotel vendono biglietti per i club, drink e trasporti al momento della prenotazione, oltre a pacchetti all inclusive, feste interne e programmi fedeltà, strutture pensate per trattenere la spesa dentro le proprie mura ancora prima dell'arrivo sull'isola.
I club fanno lo stesso con la tariffazione dell'ingresso. Biglietti e pacchetti drink acquistati online sono pensati per salire, non scendere, col procedere della serata, e alcune liste gratuite si chiudono a un'ora fissa. L'incentivo è chiaro: arrivare presto, saltare l'aperitivo in un bar indipendente, e il club ha già incassato la spesa che prima andava a un tavolo sul lungomare.
"Gli unici a perdere sono i proprietari di bar e ristoranti di Ibiza e Sant Antoni, che vedono sparire i loro clienti."
È questa la lettura che AEON dà del risultato dello studio, che parla anche di "un trend al ribasso nei profitti e nella sostenibilità finanziaria delle piccole attività", attribuito a "la crescente sofisticazione dei modelli di marketing dei grandi monopoli hotelieri e dei club".
Chi perde davvero, e cosa chiede AEON?
Il dato più chiaro dello studio non è una cifra in euro, ma un trend. A Sant Antoni, i rivenditori di biglietti intervistati descrivono un calo costante delle vendite negli ultimi tre anni e definiscono il 2026 l'anno peggiore, indicando come causa l'aumento dei prezzi dei club e la loro crescente vendita diretta tramite i propri siti, a scapito dei rivenditori indipendenti.
AEON usa questi risultati per chiedere una riforma della legge sul turismo delle Baleari, una regolamentazione più stretta degli orari di apertura dei club e un tetto massimo di 3.000 persone per locale, definendo la situazione attuale "concorrenza sleale" verso bar e ristoranti del porto, del West End e della baia di Sant Antoni.
Va detto con chiarezza: non si tratta di uno studio pubblico né universitario. AEON lo ha commissionato e finanziato da sola, il che significa che numeri e conclusioni arrivano dalla parte che presenta il reclamo, non da un arbitro neutrale. Questo non rende false le osservazioni sul campo, i turisti lasciano davvero il porto prima, e la tariffazione dei club è davvero pensata per catturare la spesa prima che arrivi a un bar, ma le misure richieste (il tetto a 3.000, la riforma della legge) restano la richiesta di AEON, non la conclusione di un regolatore indipendente.



