Il comune di Ibiza ha passato l'estate a costruire un muro attorno al proprio porto. L'Ayuntamiento ha inserito un divieto per le nuove discoteche nel Piano Speciale del Porto (Plan Especial del Puerto) e, secondo La Voz de Ibiza, non si è fermato a un divieto sulla carta: ha ridotto la volumetria edificabile consentita in quella zona, proprio perché nessuno potesse aggirare il divieto in seguito.
A poche centinaia di metri di distanza, la stessa amministrazione ha dato il via libera a una nuova mega discoteca all'Hotel Ibiza Corso. Non attraverso la procedura urbanistica ordinaria, la stessa appena inasprita al porto, ma tramite un'esenzione normativa straordinaria ereditata dalla pandemia, un meccanismo pensato per un'emergenza completamente diversa, ora usato per far passare un nuovo grande locale.
Perché Marina Ibiza denuncia la situazione?
Marina Ibiza detiene la concessione di gestione del porto e ha denunciato formalmente l'operazione. Il suo argomento, riportato da La Voz de Ibiza, è insieme procedurale e di merito: la normativa europea richiede una giustificazione reale per restringere un'attività economica in una zona come il porto, e il comune non ne ha fornita una che regga di fronte all'approvazione di Corso, a due passi da lì. Marina Ibiza sostiene che questa contraddizione basti a far annullare l'intero piano.
Il servizio segnala una seconda irregolarità: alcune prescrizioni presenti nella versione finale del piano del porto non comparivano nei documenti sottoposti a consultazione pubblica in una fase precedente del processo, la fase in cui residenti, imprese e, presumibilmente, lo stesso concessionario del porto avrebbero dovuto poter esaminare e contestare questo tipo di clausola prima che diventasse vincolante.
Perché lo stesso ente regolatore applica un criterio per chiudere la porta a nuove discoteche in un punto, mentre la apre a una mega discoteca a poche centinaia di metri.
Come si inserisce questo caso nel blocco insulare delle licenze?
Meglio essere precisi su chi fa cosa, perché la politica notturna di Ibiza vede oggi due istituzioni distinte muoversi sulla stessa questione. Il Consell d'Eivissa, il consiglio insulare, porta avanti separatamente il PIAT (Plan de Intervención en Ámbitos Turísticos), che blocca le nuove licenze per discoteche su tutta l'isola, un piano che il vicepresidente Mariano Juan ha descritto come condiviso con il settore. Quel blocco, riportato da Electronic Groove ad agosto dopo l'annuncio del piano a giugno, lascia intatti i club già autorizzati, Pacha, Amnesia, DC10, Hï, UNVRS; blocca solo i nuovi ingressi. La maggior parte dei comuni di Ibiza vietava già nuove licenze da circa 15 anni tramite regole urbanistiche locali, con Sant Josep ultimo baluardo.
Il divieto al porto e l'approvazione di Corso sono invece cosa del comune di Ibiza, un livello diverso, ed è proprio questo a rendere la contraddizione così evidente: lo stesso comune che ha appena inserito un divieto per i nuovi club nel proprio piano del porto è, allo stesso tempo, quello che ha trovato una via legale per approvare una mega discoteca completamente nuova appena fuori dal perimetro di quella zona.
Cosa succederebbe se la denuncia di Marina Ibiza avesse successo?
Se l'argomento basato sulla normativa europea regge, il piano del porto, divieto incluso, rischia l'annullamento totale. Il comune si ritroverebbe allora senza la propria restrizione al porto e senza un dossier giuridico pulito su come è stato approvato Corso, e questo offrirebbe a qualsiasi operatore che segue la vicenda un precedente chiarissimo: un blocco insulare o comunale vale quanto vale la sua eccezione più debole.


