Che cosa cerca davvero di nascondere Live Nation?

Il 2 ottobre 2026 Live Nation ha depositato un'opposizione formale davanti a un tribunale federale di New York, resistendo alle richieste di un gruppo di procuratori generali statali che vogliono più dettagli sull'accordo raggiunto con il Dipartimento di Giustizia americano lo scorso marzo. Lo scontro riguarda in particolare la revisione prevista dal Tunney Act, il meccanismo che obbliga un giudice federale, in questo caso Arun Subramanian, a certificare che un accordo antitrust del DOJ serva effettivamente l'interesse pubblico prima di approvarlo. Gli Stati sostengono di aver bisogno di un fascicolo più completo per portare questo argomento davanti al tribunale; Live Nation sostiene il contrario. Il fatto che un'azienda che ha negoziato da sola i termini della propria risoluzione antitrust stia ora impiegando risorse legali per limitare ciò che finisce nel fascicolo pubblico, proprio mentre un giudice valuta se l'accordo sia adeguato, è già di per sé la notizia.

Perché la maggior parte degli Stati ha voltato le spalle all'accordo del DOJ?

Live Nation ha negoziato il proprio accordo direttamente con il DOJ, che ha accettato un tetto del 15% sulle commissioni di servizio della biglietteria dell'azienda e la fine degli accordi di booking esclusivo in 13 anfiteatri, aprendo per la prima volta quei locali a operatori di biglietteria concorrenti. Ma la maggior parte degli Stati che avevano presentato la causa antitrust originaria insieme al DOJ ha rifiutato questi termini, scegliendo di continuare la propria causa separatamente: un segnale chiaro che considerano il tetto sulle commissioni e la correzione limitata a 13 locali troppo ristretti per toccare la struttura che ha permesso a Live Nation di controllare insieme biglietteria, booking dei concerti e proprietà dei locali.

Che cosa cambierebbe davvero per le serate in club e le code ai festival?

Nulla, in questo accordo, riguarda i promoter indipendenti, i booker di club e gli organizzatori di festival che già competono con Ticketmaster per i contratti di biglietteria fuori dal circuito di anfiteatri proprio di Live Nation. Il tetto del 15% è scritto nei termini specifici del consenso tra Live Nation e il DOJ, non in una regola generale applicabile a tutte le piattaforme di biglietteria del Paese. Per i promoter underground e gli operatori del circuito club che da anni vedono Ticketmaster fissare gli standard di mercato sulle commissioni, un accordo così ristretto, combattuto con questa durezza a porte chiuse, ricorda quanto dell'economia della biglietteria resti fuori dalla portata di una singola causa antitrust.