La rinascita del vinile si regge su una promessa: quello che tieni in mano è autentico, ed è raro. Rehan Ahmed ha passato sette anni a dimostrare quanto sia facile falsificare quella promessa.
Quarant'anni, di Southall, ha gestito quella che oggi viene definita la più grande operazione di contraffazione di vinili mai smantellata nel Regno Unito. Il 18 settembre 2026 è stato condannato a tre anni e sei mesi dall'Inner London Crown Court per violazione del copyright e possesso di beni di provenienza illecita.
Cosa ha fatto davvero Rehan Ahmed?
Con i nomi "Phoenix of Vinyl" e "Paragon Music", Ahmed e una squadra di tre o quattro dipendenti stampavano e vendevano dischi falsi a negozi e venditori online dal 2017, secondo un comunicato della City of London Police. L'accusa stima i suoi guadagni in circa 2,7 milioni di sterline.
Quando gli investigatori hanno finalmente fatto irruzione nel febbraio 2024, hanno trovato 2.791 vinili contraffatti e quasi 18 tonnellate di macchinari: quattro presse per vinile, circa 3.000 matrici metalliche e migliaia di copertine ed etichette. Gli atti processuali hanno confermato contraffazioni riguardanti 108 artisti diversi, tra cui Taylor Swift, The Beatles, Kendrick Lamar e Drake: catalogo pop, rock e hip hop mainstream, niente che venisse dalla scena elettronica underground.
Come è stata scoperta l'operazione?
Non grazie a una soffiata o a un concorrente. Il team di protezione dei contenuti del BPI ha effettuato un acquisto civetta da Phoenix of Vinyl, ad Acton, nel febbraio 2024, e quella singola transazione è bastata a far crollare sette anni di stampa clandestina. Ahmed aveva già ricevuto una diffida nel 2017, ma aveva continuato l'attività senza curarsene.
"Con i supporti fisici che vivono una vera rinascita, purtroppo è cresciuto anche il mercato dei dischi contraffatti, con i criminali che ne approfittano", ha dichiarato Peter Ratcliffe, direttore della protezione dei contenuti del BPI, definendo la condanna "estremamente significativa".
Questo riguarda anche il vinile house e techno?
In questo caso specifico no, a giudicare dai 108 artisti citati in tribunale. Ma l'infrastruttura costruita da Ahmed, presse funzionanti, matrici rubate o riprodotte, copertine ed etichette convincenti, non fa differenze tra i generi. Funziona altrettanto bene su una tiratura deep house da 300 copie quanto su una ristampa di Taylor Swift, e probabilmente anche meglio: un maxi dance raro e ricercato, senza un modo semplice per l'acquirente di verificarlo, è esattamente il tipo di bersaglio per cui questo schema è stato pensato.
Cosa devono imparare collezionisti e DJ?
Il vinile della musica elettronica si regge sulla stessa fiducia che questo caso ha appena incrinato: tirature limitate, varianti colorate, prime stampe che si scambiano ben sopra il prezzo di listino proprio perché rare. L'operazione di Ahmed ha funzionato indisturbata per sette anni ed è sopravvissuta a una vera diffida legale prima che un semplice acquisto civetta la facesse crollare. Non c'è motivo di pensare che le etichette indipendenti house e techno, con molte meno risorse legali di una major, siano al riparo dallo stesso schema.



