rekordbox di Pioneer, Serato, Engine DJ: tutti vogliono che la tua libreria viva dentro il loro ecosistema, sul loro hardware, secondo le loro regole. Mixxx, il software per DJ open-source costruito da volontari, ha appena pubblicato un piano che rende quel compromesso superfluo, persino per un DJ che fa girare un vero rig da club su una scheda grande come una carta di credito.

Cos'è esattamente "Mixxx on bare metal"?

L'annuncio del 2 novembre descrive uno sforzo per far girare Mixxx direttamente su single-board computer tipo Raspberry Pi, hardware ARM embedded diventato economico e diffuso da quando è arrivato il Pi, senza nessun laptop nascosto dietro la consolle. La parte difficile è il timing: un software per DJ vive o muore sulla sua latenza audio, lo scarto tra il movimento di un fader e il reale cambio del suono. Gli sviluppatori di Mixxx dicono di stare "ritoccando kernel real-time per tirare fuori latenza audio in microsecondi da CPU a basso consumo", il tipo di messa a punto di solito riservata a sampler e mixer dedicati, non a una scheda Linux da 35-80 dollari.

Questo conta perché è esattamente l'argomento che l'hardware DJ proprietario e chiuso ha sempre avuto rispetto alle alternative aperte: prestazioni garantite, incastonate in un hardware che nessuno fuori dal produttore può ispezionare o modificare. Se Mixxx ci arriva su schede ARM di consumo, l'argomento per restare chiusi dentro un solo produttore perde parecchio peso.

Perché conta il legame con ANIMA di Behringer?

L'annuncio accoglie ANIMA, il progetto appena teaserato da Behringer, descritto come hardware aperto di Klark Teknik che punta a "portare sul mercato hardware DJ accessibile e ad architettura aperta". Abbinare un controller aperto a un software aperto che gira in bare metal è esattamente il pezzo che mancava da anni alla scena DIY: c'è gente che fa girare Mixxx su Raspberry Pi da tempo, ma sempre come progetti isolati, senza supporto, assemblati da chi aveva la pazienza di farlo.

L'annuncio di Mixxx nomina il problema direttamente: "unificando i nostri sforzi, possiamo rompere i silos dei singoli fork e integrarli in un unico codice sorgente ufficiale." Il piano consiste nel passare in rassegna tutto ciò che ogni fork embedded esistente ha già costruito, decidere cosa è pronto per essere fuso a monte, e mantenere questo lavoro vivo sotto una "roadmap embedded" permanente invece di lasciarlo a repository GitHub sparsi che muoiono quando il loro unico maintainer passa ad altro.

A chi appartiene davvero la libreria di un DJ?

La parte più pungente dell'annuncio, oltre al nerdismo hardware, riguarda i dati. Lo sviluppatore principale di Mixxx, Daniel Schürmann, la inquadra come una questione di proprietà, contrapponendo i formati semplici e portabili di Mixxx al modo in cui alcuni rivali chiudono tutto:

Le annotazioni delle tracce, le playlist e le crate di un DJ appartengono al DJ, non sono chiuse dentro il caveau cifrato di un produttore.

L'annuncio punta direttamente ai rivali che salvano le librerie in database SQLite/SQLCipher cifrati, una scelta che impedisce ai DJ di spostare liberamente i propri metadati, cue point e beatgrid verso un'altra piattaforma. Mixxx non cifra mai nulla di tutto questo. Per un DJ che lavora, è la differenza tra una libreria davvero sua, portabile, ispezionabile, salvata come vuole, e una libreria che sta solo noleggiando finché continua a pagare, o a usare, un determinato software.

La scommessa aperta di Behringer sull'hardware e la roadmap bare metal di Mixxx sul software puntano alla stessa idea: gli strumenti aperti possono ormai avvicinarsi abbastanza all'hardware proprietario in termini di prestazioni pure, così che il vero elemento distintivo diventa chi controlla i dati e il design dell'hardware sottostante.