Cosa c'è davvero nel cartellone di quest'anno?
Reworks apre il 16 settembre e prosegue per cinque giorni, fino al 20, distribuiti tra diversi luoghi all'aperto e al chiuso intorno a Salonicco. Il cartellone di questa 22ª edizione mescola il lato più duro della techno con l'ala più melodica della deep house: Ben Klock e Modeselektor da un lato, Dixon, Jayda G e Maceo Plex dall'altro, oltre alla forza di richiamo di Paul Kalkbrenner. Gli organizzatori contano oltre 50 artisti confermati nei cinque giorni, tra cui DVS1, KiNK, Kittin, Sama' Abdulhadi e Anetha, insieme a un solido blocco di talenti greci. È il tipo di programmazione che farebbe da testa di cartello a un festival di Berlino o Barcellona, e invece si tiene nella seconda città della Grecia.
Perché accostare un antico computer greco a un rave?
Ciò che colpisce nel programma non è un nome da DJ, ma uno spettacolo. «The Talk» è una performance audiovisiva costruita attorno al meccanismo di Anticitera, quel dispositivo in bronzo di circa 2.000 anni fa, recuperato da un relitto nel 1901, che oggi i ricercatori sanno essere servito a seguire cicli astronomici con una precisione sorprendente: di fatto un computer analogico costruito secoli prima che la parola esistesse. Il pezzo esplora come la tecnologia, antica e artificiale, cambi il modo in cui leggiamo la realtà, e debutta in Grecia a Reworks venerdì 18 settembre. Non è stato commissionato solo da Reworks: il progetto nasce dall'iniziativa TIMES, una commissione congiunta di Nuits sonores a Lione, Terraforma in Italia e Reworks stesso, il tipo di coproduzione transfrontaliera che raramente arriva sul palco di un festival di musica elettronica invece che in una galleria o a un convegno.
Il pezzo tratta il meccanismo di Anticitera e l'IA come la stessa domanda posta due volte: cosa succede quando una macchina inizia a predire il mondo al posto nostro.
Perché conta un festival regionale come questo?
Reworks esiste dal 2005, il che lo rende uno dei festival di musica elettronica più longevi e continui d'Europa, più vecchio della maggior parte dei nomi nel proprio cartellone. Salonicco non è la città a cui si pensa di default parlando del calendario dei festival, Berlino, Barcellona e le Baleari dominano quel discorso, ma un cartellone così solido, sostenuto da così tanto tempo, è esattamente il tipo di prova che il baricentro della scena continua a spostarsi verso est e sud, lontano dai paesi che monopolizzano la copertura mediatica. Ingaggiare un Ben Klock o un Dixon non è un'impresa per un festival così consolidato; montare una commissione artistica multi-paese sull'IA accanto a loro è la parte che merita davvero attenzione.



