Dove va davvero il tuo abbonamento?
Quando paghi Spotify ogni mese, quei soldi non seguono le tue orecchie. Spotify versa ogni abbonamento e ogni euro di pubblicità in un grande calderone mensile, trattiene la sua parte (la piattaforma tiene circa il 30 percento prima che il resto vada agli aventi diritto), poi divide ciò che resta in base alla fetta di ciascuno sul totale degli ascolti dell'intero servizio. È il modello pro rata. Ascolta un produttore underground in loop per trenta giorni e non cambia quasi nulla: il tuo abbonamento viene mediato nel calderone globale, e la parte del leone va a chi ha accumulato più ascolti quel mese, le major in testa alle classifiche. Non stai finanziando l'artista che ami, stai ricaricando la classifica.
"Ascoltare un artista indipendente, visto quanto poco guadagna, somiglia parecchio a piratarne la musica." L'argomento di Liz Pelly, ripreso da Mediapart.
Cos'è il modello user-centric e perché è bloccato?
Esiste un'alternativa, chiamata user-centric o fan-powered: il tuo abbonamento viene diviso solo tra gli artisti che hai ascoltato davvero. Passa il mese ad ascoltare soltanto un'etichetta house di Lagos e tutta la tua quota va a loro. Deezer e il Centre national de la musique francese hanno fatto i conti, e gli studi mostrano sistematicamente i soldi che si spostano dai mega-successi verso gli artisti di nicchia e di catalogo intermedio. È proprio questa redistribuzione a inceppare tutto. Le major, i cui cataloghi dominano il calderone pro rata, hanno pochi motivi per sostenere un cambiamento che le penalizzerebbe, e ogni svolta passa da loro.
Cosa sono gli artisti fantasma e la Discovery Mode?
In Mood Machine, Pelly documenta due pratiche di cui la scena bisbigliava da tempo. La prima la chiama Perfect Fit Content: brani da catalogo commissionati a basso prezzo, pubblicati sotto nomi d'artista oscuri o inventati, infilati nelle più grandi playlist da ascolto passivo (deep focus, piano tranquillo, ambient rilassato) dove chi ascolta raramente controlla chi ha fatto la musica. Riempire quelle caselle con contenuti a basso costo riduce le royalty che Spotify versa. La seconda è la Discovery Mode: un artista o un'etichetta accetta una royalty ridotta in cambio di una spinta algoritmica nelle raccomandazioni e nella radio. La Future of Music Coalition e la Recording Academy l'hanno definita una forma moderna di payola, pagare per essere ascoltati.



