Perché Amelie Lens ha riservato la sua unica collaborazione a una pop star?
Amelie Lens ha costruito la carriera sul controllo: techno dura, minimale, volutamente austera, quasi sempre strumentale. Quindi quando dice che Angèle è «l'unica altra artista, l'unica collaborazione di tutto il mio album», non è una frase buttata lì. AURA, il suo primo album da 11 tracce atteso per il 4 settembre sulla sua etichetta EXHALE, non aveva ospiti fino a «run», uscito il 7 agosto via Sony Music. «La voce di Angèle era l'unica che riuscissi a immaginare su questo brano, ha detto Lens. Sono sua fan da così tanto tempo, penso sia un'artista davvero speciale, ed è per questo che è l'unica altra artista, l'unica collaborazione di tutto il mio album.»
Le due sono entrambe belghe e si conoscono da anni, tramite amici comuni, molto prima che si parlasse di un brano insieme. Angèle dice di aver accettato senza esitare: «Quando mi ha chiamata per chiedermi se volevo essere in un brano del suo primo album, ho ascoltato il pezzo e non ho nemmeno dovuto pensarci.» Racconta che la scintilla è scattata vedendola in testa al cartellone di Glastonbury nel 2025: «Ho avuto i brividi all'istante.»
Amelie Lens e Angèle hanno suonato «run» dal vivo per la prima volta al Dour Festival, il 16 luglio, quando Angèle è salita sul palco durante il set di chiusura di Lens, un debutto assoluto per lei, che non aveva mai portato una voce dal vivo nei suoi live.
Cosa ci guadagna davvero ciascuna delle due?
Per Lens, lo scambio è credibilità in cambio di visibilità. I guardiani della techno underground sorvegliano l'autenticità da vicino, e una collaborazione pop orecchiabile rischia di sembrare una mossa per allargare il pubblico. Ma è lei a controllare tutta la cornice: «run» resta dentro il suo linguaggio sonoro, ritmico e diretto, con la voce di Angèle trattata come texture e non come un ritornello pop incollato sopra. È il suo brano, sulla sua etichetta, dentro il suo album.
Per Angèle, i cui successi più grandi restano brani pop francofoni come «Balance ton quoi» e che non aveva mai pubblicato un pezzo techno, il guadagno va nella direzione opposta: un prestito di credibilità da uno dei nomi più rispettati della scena, e l'accesso a un pubblico che di solito non si muove per la pop radiofonica.
Questo incrocio segna una svolta mainstream per la techno, o resta un'eccezione?
Un solo brano non fa una svolta di genere, e niente indica che AURA si allontani per il resto dal suono abituale di Lens: gli altri dieci brani dell'album non hanno alcun ospite. Ma il meccanismo conta per chi osserva il rapporto tra la techno e i soldi del pop: una scena costruita sulla scarsità e sul rifiuto ha appena visto una delle sue produttrici più intransigenti cedere il suo privilegio più raro, una collaborazione, a un'artista da classifica. I puristi la leggeranno come una crepa. Altri noteranno che è stata Lens a fissare ogni termine della collaborazione, e che la crepa, per ora, ha una sola porta.
«Ogni volta che ci vediamo, in Belgio o altrove nel mondo, scatta subito qualcosa.», Angèle



