Da quarant'anni gli editori musicali raccontano la stessa storia agli autori quando arriva la data di risoluzione: puoi riprenderti i diritti americani dopo 35 anni, ma tutto ciò che accade fuori dagli Stati Uniti resta a noi, per sempre, perché gran parte del diritto d'autore nel mondo non riconosce nemmeno il diritto di risoluzione americano. È il tipo di clausola che conta solo una volta nella carriera di un autore, e quando conta, l'autore è spesso anziano, poco assistito legalmente, davanti a un'azienda con un ufficio legale costruito esattamente per quella battaglia.

Cyril Vetter non ha lasciato correre. Ha coscritto «Double Shot [Of My Baby's Love]» nel 1962 con Donald Smith, oggi deceduto, e come quasi tutti gli autori di quell'epoca ha ceduto il copyright MONDIALE a un editore per un dollaro. Decenni dopo Vetter ha avviato la procedura di risoluzione per riprendersi i diritti, e BMG ha risposto con l'argomento classico del settore: va bene per gli Stati Uniti, ma giù le mani dai ricavi estero del catalogo.

Come ha fatto un problema di quorum a decidere un caso di copyright?

Il Quinto Circuito ha dato torto a BMG il 12 gennaio 2026, stabilendo che la risoluzione recupera il copyright MONDIALE e non una semplice quota americana. È una rottura netta con quarant'anni di prassi editoriale, e BMG ha portato il caso davanti alla Corte Suprema. Ma quando il caso è arrivato davanti ai giudici il 19 ottobre 2026, solo cinque dei nove erano disponibili, quattro si erano astenuti o erano assenti, e la legge che regola la Corte richiede più di così per decidere nel merito. Senza quorum, la Corte deve CONFERMARE automaticamente la decisione inferiore, senza esprimersi su chi abbia legalmente ragione.

Quindi la questione di diritto, se la risoluzione del copyright americano si estenda ai diritti stranieri di un brano, non è mai stata decisa dalla Corte al completo. Ma nei fatti, la sentenza del Quinto Circuito a favore degli autori ora è legge vincolante in Texas, Louisiana e Mississippi, ed è arrivata lì sopravvivendo all'unica sede che avrebbe potuto cancellarla.

Perché Universal, Sony e Warner seguono la vicenda così da vicino?

Perché i soldi sono nella quota estera, non in quella nazionale. L'articolo lo illustra con un brano di catalogo rappresentativo che genera 100.000 dollari l'anno: 55.000 dollari negli Stati Uniti, 45.000 dollari a livello internazionale. Per qualsiasi producer, etichetta o autore della scena house e techno che ha firmato, o la cui etichetta ha firmato, un contratto editoriale mondiale decenni fa pensando che solo la quota americana fosse mai recuperabile, questa è la prima vera incrinatura in quella certezza. Un solo circuito, nessun precedente nazionale, e il nodo della questione resta tecnicamente aperto altrove. Ma gli editori non hanno vinto questo round, e basta a rimettere tutti gli uffici legali delle major davanti ai loro vecchi contratti.

La sentenza del Quinto Circuito fa legge in Texas, Louisiana e Mississippi, non perché la Corte Suprema le abbia dato ragione, ma perché non è riuscita a riunire abbastanza giudici per dire il contrario.

Perché conta

Anche una vittoria limitata a un solo circuito cambia gli incentivi: dà agli autori di ogni parte un argomento per tentare la teoria del recupero mondiale nel proprio circuito, e costringe gli editori a confrontarsi con un precedente reale invece di una teoria da ignorare.

Cosa ne pensiamo

È un regalo per qualsiasi artista house o techno seduto su un vecchio contratto editoriale che non ha mai capito del tutto quando l'ha firmato. Il problema del quorum è quasi comico, l'assenza di quattro giudici ha fatto più per gli autori di quanto avrebbe forse fatto un'udienza completa, ma il risultato è reale e le major lo sanno.