Dahab non ha i budget degli sponsor del Golfo né le residenze a cinque stelle di un weekend a Riad o Dubai. Ha una laguna, una catena montuosa, e otto edizioni di un festival che ha costruito il proprio pubblico dal basso: ora è Sama' Abdulhadi a guidarne il cartellone.
L'edizione 2026 di Chill O'Posite, sottotitolata "Dahab's Essence", si svolge dall'8 al 10 ottobre al Dahab Lagoon Club & Resort, un tratto di costa del Sud Sinai dove il Mar Rosso incontra le montagne del deserto. Quattro palchi sono disposti tra spiaggia e montagna, con installazioni dedicate al benessere e un Festival Market di venditori locali incastonati tra loro: il festival si vive tanto come un weekend destinazione quanto come una semplice line-up.
Chi altro c'è nel cartellone?
Abdulhadi guida una line-up costruita soprattutto nella regione: 47 Soul, AIWAA, Aly Fathalla, Blacky, Jad Halal, Nico Morano, Tia e Tony L Issac, con B2B previsti nei tre giorni. È una logica di booking diversa da quella dei grandi festival del Golfo, che rincorrono headliner globali a qualsiasi prezzo: Chill O'Posite punta su artisti che suonano già a Il Cairo, Amman e Beirut, e che lì hanno costruito il proprio pubblico.
Un weekend di techno e house sul Mar Rosso, portato avanti dalla stessa scena del Sud Sinai che lo organizza dal 2014.
Perché conta avere una headliner techno palestinese nella scena egiziana del Mar Rosso?
Abdulhadi si è fatta conoscere a livello globale grazie al suo set Boiler Room del 2018, filmato tra le rovine di Petra, in Giordania, un momento che l'ha reso uno dei nomi più riconoscibili della techno mediorientale, e presto anche uno dei più scrutinati: è stata arrestata e brevemente incarcerata a Ramallah a fine 2020 per un altro concerto, un caso che ha attirato l'attenzione internazionale sul rischio legale che la musica elettronica affronta nella regione. Vederla alla guida di un festival da spiaggia nel Sinai mette una star regionale su un palco che di solito sopravvive solo grazie al pubblico locale, e dimostra che la scena del Sud Sinai può ingaggiare oltre il proprio circuito senza rincorrere il denaro del Golfo per farlo.
Perché è importante
Gran parte della conversazione globale sulla musica elettronica in Medio Oriente punta al boom dei festival del Golfo finanziati con i petrodollari. Chill O'Posite rappresenta l'altro modello: un evento costruito da e per una comunità, che va avanti dal 2014 su turismo e vendita di biglietti, non su un fondo sovrano, e ora solido abbastanza da ingaggiare una delle figure più importanti della regione.
Cosa ne pensiamo
Questo ingaggio conta più di quanto suggerisca il numero di biglietti. Un festival che sopravvive a otto edizioni su una laguna del Sinai, senza un fondo petrolifero statale dietro, e che riesce comunque ad attirare Sama' Abdulhadi, è la prova che la scena regionale non ha bisogno dei soldi del Golfo per costruire un palco vero.



