Cosa distingue davvero un set modulare «interamente dal vivo» da un normale DJ set?
La maggior parte dei set techno in tour, anche quelli annunciati come «live», girano in realtà su un laptop: stem in Ableton, loop lanciati da una griglia, forse qualche pezzo di hardware sopra per dare texture. Colin Benders non porta nessun laptop. Il suo rack è interamente modulare, oscillatori, filtri e sequencer collegati con cavi, e ogni kick, ogni basso e ogni transizione del set viene costruito da zero, nel momento, senza alcun audio preregistrato nella catena del segnale. Se un patch va in deriva o un modulo si comporta male, non c'è rete di sicurezza, nessuno stem di riserva. È questa la scommessa su cui ha costruito la sua reputazione dagli anni 2010, ed è per questo che il suo debutto a Toronto in una serata FORMAT l'11 ottobre ha attirato attenzione oltre il pubblico abituale: non era un DJ set con un tocco di hardware, era una vera performance modulare dall'inizio alla fine.
Chi altro ha suonato, e perché il nome di Henning Baer conta?
FORMAT aveva messo Benders in cartellone insieme a Henning Baer, Measure Divide e Geneva (2). Baer non è un semplice DJ di passaggio: ha cofondato Grounded Theory a Berlino nel 2009, e la serata è diventata una delle istituzioni techno più rispettate della città, con Baer come resident di lunga data. Grounded Theory si è costruita una reputazione programmando suoni che di solito non trovano spazio in una tipica serata techno berlinese: musica UK all'avanguardia, elettronica sperimentale, nomi underground arrivati da fuori dal giro abituale. Mettere il fiuto curatoriale di Baer accanto al set completamente hardware di Benders ha dato vita a un cartellone che puntava sulla sostanza più che sullo spettacolo, con Measure Divide e Geneva (2) a completare una lineup pensata per chi si interessa a come viene costruito davvero il suono, non solo a chi chiude la serata.
Perché tenere segreto il luogo?
FORMAT non ha pubblicato nessun indirizzo. Ai possessori di biglietto il luogo è stato inviato via email poco prima dell'apertura delle porte, un formato sempre più diffuso tra i promoter che organizzano eventi più vicini al rave in capannone che al club tradizionale, e che permette di evitare buona parte dell'attrito burocratico legato a un locale con un nome pubblico. Un dettaglio logistico minore, ma che fa parte dello stesso istinto che ha portato a scegliere un set interamente hardware: togliere tutto ciò che non è la musica e la sala.



