H4RRIS fa house ed elettronica da festival da Nashville con il suo vero nome, Max Harris. Ultimamente passa meno tempo sulle proprie uscite e più tempo a smontare quelle altrui, in una serie Instagram che nomina gli account che secondo lui sono falsificati con l'IA, secondo EDM.com.

Cosa contesta esattamente H4RRIS a questi account?

Il primo episodio, pubblicato il 6 luglio 2026, se la prendeva con un presunto atto generato dall'IA che, secondo lui, scimmiotta lo stile di Joel Corry, oltre a un altro creator accusato di usare l'IA per alterare o addirittura rubare musica protetta. Harris non la presenta come una semplice divergenza di stile ma come un problema di sostanza: secondo lui questi account saltano tutto il lavoro di scrittura e arrangiamento e sputano direttamente un brano finito. "Elimina completamente il processo creativo e sputa fuori un muro di suono che la gente spaccia per proprio", ha dichiarato, secondo EDM.com.

Gli episodi successivi sono passati dal furto di beat a quello di voci: account accusati di usare voci generate dall'IA al posto di un vero cantautore, presentate come un'esecuzione originale. Il producer Odd Mob ha commentato pubblicamente la vicenda, per nulla colpito dal livello raggiunto da questi account IA: "È così buffo, qualsiasi producer mediamente competente potrebbe fare tutta questa robaccia generica in cinque minuti, e suonerebbe comunque meglio".

Perché la serie cresce a ogni episodio?

L'episodio 1 aveva raccolto oltre 6.000 like, un risultato rispettabile. Con l'episodio 4, secondo EDM.com, Harris aveva superato i 27.000, segno che il formato guadagna pubblico a ogni nuova puntata invece di spegnersi dopo un primo successo virale. Questo è il vero punto: non è una sfuriata isolata destinata a sgonfiarsi, è un audit continuo che i producer indipendenti seguono episodio dopo episodio, perché il problema di fondo, stream e denaro che finiscono su qualcosa che nessuno ha davvero creato, molti lo riconoscono nei propri rendiconti di royalty.

"Elimina completamente il processo creativo e sputa fuori un muro di suono che la gente spaccia per proprio."

Quanto è grande l'ondata di IA sulle piattaforme di streaming?

La serie di Harris è sintomo di un numero molto più grande. Deezer ha dichiarato di ricevere ormai quasi 75.000 brani generati dall'IA al giorno, circa il 44% di tutti i caricamenti quotidiani sulla piattaforma, una scala che nessun processo di revisione manuale può reggere. Uno studio di CISAC e PMP Strategy, realizzato con la partecipazione di Deezer, quantifica dove porta tutto questo: fino a 4,6 miliardi di dollari annui di entrate degli artisti a rischio a causa della musica generata dall'IA entro il 2028. Le piattaforme di streaming restano ancora senza uno standard condiviso e affidabile per segnalare o etichettare i contenuti IA al momento del caricamento, esattamente il vuoto che la serie di Harris cerca di colmare a mano, un account alla volta.