Come fa un progetto falso a sfuggire a un organizzatore vero?

Lo slot era di quelli standard: una serata settimanale che esiste per dare un palco a musicisti sconosciuti ed emergenti. Il progetto è arrivato su segnalazione di un'agenzia, e le mail dell'agenzia erano identiche a quelle di qualsiasi altro booker. Il trucco era tutto lì. Il fondatore di Good Intent, Rob Carroll, dice di non aver mai aperto l'Instagram dell'artista, e che la comunicazione dei rappresentanti «usava un linguaggio identico a quello di artisti veri». Il progetto era stato «scritturato tramite un'agenzia che si presentava come professionale».

In sala nessuno se n'è accorto sul momento. È servito che un altro musicista in cartellone andasse a spulciare i social del progetto dopo, per trovare gli indizi.

Perché una piccola serata di club conta così tanto?

Per ciò che è stato sottratto. Un locale che organizza una serata pensata per gli emergenti ha affidato uno dei suoi pochi slot a un software. Una persona vera che avrebbe potuto suonare al Bootleggers quel mercoledì non l'ha fatto.

«L'artista che ha suonato prima di noi era generato dall'IA», ha detto Aidan Sammut, «e nessun materiale promozionale dell'evento lo indicava.»

A cosa si è impegnato davvero l'organizzatore?

Carroll ci ha messo la faccia invece di nascondersi dietro l'agenzia. «Good Intent e il Bootleggers non hanno mai scritturato consapevolmente, e non lo faranno mai, gente che usa l'IA per generare musica», ha detto. «Non sosteniamo l'IA, sosteniamo gli artisti veri.» Sia il locale sia l'agenzia si sono impegnati a donare a Support Act e a ricostruire il modo in cui verificano gli artisti in programma. La domanda più difficile è che aspetto abbia ormai una procedura di verifica, quando bastano una mail stampa e un Instagram credibile per passare il filtro.