Cosa cambia per interpreti ed etichette
Finora, quando un brano suonava in un caffè, un negozio, una palestra o la hall di un hotel in Giappone, a essere pagati erano solo gli autori e gli editori. Chi lo aveva davvero interpretato e registrato, i musicisti e le etichette, non riceveva nulla. La legge sul diritto d'autore rivista, approvata dalla Camera dei Consiglieri il 17 giugno 2026, istituisce un diritto di pubblica esecuzione e comunicazione delle registrazioni che finalmente compensa interpreti e case discografiche per quell'uso pubblico. Un ente designato dall'Agenzia per gli Affari Culturali raccoglierà e ripartirà i compensi.
Perché il Giappone ha aspettato tanto, e perché ora?
Questo diritto esiste in 142 paesi dalla Convenzione di Roma del 1961. Il Giappone, pur essendo il secondo mercato mondiale della musica registrata, era una delle ultime grandi economie a esserne privo, insieme agli Stati Uniti. Con il Giappone ormai allineato, sono gli Stati Uniti il ritardatario più evidente. La riforma entrerà in vigore entro tre anni dalla promulgazione, lasciando agli enti di gestione e ai locali il tempo di negoziare le tariffe prima che il contatore inizi a girare.
Cosa significa al di là del Giappone
La clausola sull'estero è la vera bomba silenziosa. Le registrazioni giapponesi diffuse fuori dal paese, nei negozi, nei bar e nei club dei paesi che già versano questo compenso, possono ora generare introiti che tornano agli interpreti e alle etichette giapponesi. Per un catalogo tanto profondo e tanto ascoltato nel mondo come quello dell'elettronica e della city-pop giapponesi, è una vera nuova fonte di reddito. Rafforza anche un argomento ripetuto da anni: rifiutando lo stesso diritto, gli Stati Uniti lasciano denaro sul tavolo a scapito dei propri artisti.



