JEFF MILLS NON HA PAURA DELL'IA. CI VEDE UNA NUOVA ERA DELLA CREATIVITÀ.
Mentre l'intelligenza artificiale continua a ridisegnare l'industria musicale, il pioniere della techno di Detroit Jeff Mills ci vede un potenziale che non si limita a cambiare il modo di fare musica, ma che potrebbe trasformare il modo di imparare, creare e vivere il mondo.
«Non ho paura di questa tecnologia, per niente, e ha dei benefici enormi», spiega Mills, indicando la possibilità di capire e vivere cose che prima erano troppo vaste, profonde o complesse da comprendere.
Per Mills, una delle possibilità più eccitanti dell'IA è la convergenza tra istruzione e intrattenimento. Man mano che la tecnologia rende accessibili conoscenze sempre più complesse tramite esperienze immersive, crede che il confine tra imparare e divertirsi possa iniziare a sparire.
La sua visione riflette una filosofia che ha segnato tutta la sua carriera: la tecnologia è uno strumento di esplorazione, non semplicemente una scorciatoia verso la produzione.
In un'intervista a Pitchfork nel 2026, Mills ha rivelato che usa già l'IA per ricerca, sviluppo concettuale e pianificazione delle sue produzioni sceniche, pur tenendola deliberatamente fuori dalla produzione musicale e dal montaggio.
Questa distinzione si lega alla sua convinzione che la creatività non abbia mai avuto bisogno di una formazione accademica formale.
«Chiunque può essere un DJ, chiunque può essere un producer», dice, spiegando come la musica elettronica abbia aperto la porta a persone capaci di creare in autonomia con poco più che sintetizzatori e drum machine.
Mills ammette di non saper suonare il pianoforte in modo accademico, ma ha sviluppato un proprio rapporto intuitivo con lo strumento. I tasti bianchi e neri hanno per lui significati personali che gli permettono di tradurre le emozioni in suono.
Il suo messaggio è che la creatività non deriva necessariamente dal seguire regole stabilite. Nasce dalla sperimentazione, dalla curiosità e dalla scoperta di metodi che hanno senso per ciascuno.
Questa filosofia spiega anche la sua influenza duratura sulla musica elettronica. Ripercorrendo di recente il suo leggendario concerto Live at the Liquid Room del 1995 a Tokyo per il suo 30esimo anniversario, Mills ha descritto l'esperienza surreale di ritrovare la stessa musica, volti familiari e persino lo stesso ingegnere del suono tre decenni dopo.
L'anniversario celebra più della semplice nostalgia. Dimostra come una musica nata dalla sperimentazione possa influenzare generazioni molto dopo il suo momento originale.
E mentre la tecnologia continua ad accelerare, Mills resta consapevole che la cultura stessa è ancora notevolmente giovane.
«Per tutta la mia vita adulta sono stato un DJ», riflette, notando che molti dei pionieri che hanno creato la cultura della musica dance elettronica sono ancora vivi e si esibiscono ancora.
Solleva una domanda affascinante: come sarà un DJ di 90 anni? La musica elettronica esiste a malapena da abbastanza tempo per saperlo.
Forse è questo il messaggio più profondo dietro il suo ottimismo sull'IA. Né la tecnologia né la cultura hanno raggiunto la loro forma definitiva. C'è ancora tanto da scoprire.
Per Mills, il futuro della musica elettronica non riguarda le macchine che sostituiscono la creatività umana. Riguarda l'esplorazione di ciò che diventa possibile quando l'immaginazione umana incontra nuovi strumenti.



