Il video dura poco: uno schermo di ordinazioni, un cameriere che fa i conti ad alta voce. Un caffè che costa all'hotel 20 centesimi e viene venduto al cliente a 5 euro, mentre chi lo serve porta a casa circa 1.400 euro al mese. Fiesta Hotels & Resorts lo ha licenziato per questo. Quasi cinque anni di anzianità, fedina disciplinare pulita, fuori in poche settimane.
Cosa ha stabilito esattamente il tribunale?
Il TSJIB non si è chiesto se l'azienda avesse perso un solo euro a causa del video. L'articolo 54 dello Statuto dei lavoratori non lo richiede: basta che venga rotta la buona fede contrattuale. I giudici hanno definito il video «un attacco diretto alla reputazione e al credito professionale» dell'azienda, ritenendolo «oggettivamente idoneo a rompere la buona fede contrattuale», senza bisogno di bilanci o scontrini a dimostrarlo.
«oggettivamente idoneo a rompere la buona fede contrattuale»
All'azienda è bastato sostenere che il video la esponeva pubblicamente, e che mostrare lo schermo della cassa interna equivaleva a divulgare un sistema proprietario, non solo a lamentarsi del lavoro.
Di chi è questo hotel?
Fiesta Hotels & Resorts fa parte dell'impero costruito dalla famiglia Matutes, la dinastia ibizenca i cui affari spaziano dall'hôtellerie al mattone, con decenni di presenza nella politica balearica e nazionale: la famiglia ha espresso un ministro del governo spagnolo e diversi sindaci di Ibiza. È il tipo di gruppo che detta il tono a un intero settore alberghiero, e che ha appena ottenuto in tribunale il diritto di licenziare chi racconta pubblicamente quanto pagano davvero i turisti.
Cosa significa per tutti gli altri che lavorano a contatto con i turisti sull'isola?
Ibiza funziona con la stessa aritmetica filmata dal cameriere: ingressi ai club a peso d'oro, servizio al tavolo a tariffa VIP, conti salatissimi al bancone, sostenuti da un personale pagato con stipendi standard dell'hôtellerie in una delle economie estive più costose d'Europa. La sentenza non chiude solo il posto di un cameriere. Manda un messaggio a chiunque serva ai tavoli o controlli l'ingresso sull'isola: segnalare lo scarto tra quanto costa una consumazione e quanto viene fatta pagare può costare il posto di lavoro, che ci sia o meno un danno economico dimostrato. Al lavoratore resta la strada del ricorso per cassazione davanti al Tribunale Supremo, ma per ora a contare è la parola del TSJIB: il danno reputazionale basta.



