Che cosa separa davvero un rave da un concerto di DJ?
La produzione è più grande. Il pubblico è rivolto al palco. Il DJ è al centro dell'attenzione, e la gente filma, canta e aspetta il drop per catturare la clip perfetta di dieci secondi. Può essere una gran bella serata. Solo che non è un rave. Fisher e David Guetta possono suonare in club, festival e perfino a Ibiza e stare comunque facendo un concerto, Meduza all'Hï Ibiza, Fisher all'UNVRS Ibiza o David Guetta allo Stade de France ne sono esempi concreti, perché una folla enorme, un DJ e una messa in scena elaborata non bastano a farne un rave. La cultura rave non è mai stata solo musica elettronica. È sempre stata la relazione tra il DJ, chi balla e l'energia che attraversa la sala.
In un vero rave la gente non è il pubblico. La gente fa parte dell'evento.
Perché leggere la sala è un mestiere tutto diverso?
Un DJ da rave non può appoggiarsi a un set preparato e suonato in ordine. I dischi devono nascere dalla temperatura della pista: l'ora della notte, l'energia che sale o cala, la tensione da tenere e la liberazione che deve arrivare al momento giusto. Per questo Seth Troxler e Laurent Garnier lavorano a un livello molto più profondo del semplice premere play. Ascoltano, regolano, dialogano con la pista. Joseph Capriati rende l'argomento inattaccabile: le sue 25 ore e 30 minuti all'Heart Miami nel 2017 erano, per sua stessa ammissione, impossibili da programmare. Una resistenza del genere non si finge con una scaletta rigida. Un set costruito su una selezione chiusa e provata appartiene al formato concerto, per quanto possa impressionare.
La popolarità online definisce la cultura rave?
Il numero di follower non tiene una pista per sei ore. Jamie Jones, The Martinez Brothers, DJ Sneak e Apollonia vengono da una cultura in cui il DJ è una guida e un selezionatore, parte di uno scambio vivo con la sala, non una pop star da venerare a distanza. È l'eredità di Frankie Knuckles e del Warehouse, dove la pista era la protagonista. Quello spazio contava perché stava fuori dalla gerarchia abituale: non serviva essere famosi, belli o importanti, bastava presentarsi, sentire la musica e aggiungere energia.
Da dove tutto è partito: il DJ dietro il sipario
La scena house originale di Chicago non conosceva la cultura del DJ star. Al Warehouse alla fine degli anni Settanta e all'inizio degli anni Ottanta, Frankie Knuckles suonava da un booth che non era pensato per essere il punto focale della sala. Al Music Box, Ron Hardy lavorava quasi al buio, il booth deliberatamente in disparte. I nomi che hanno costruito il genere, Larry Heard, Jesse Saunders, Larry Levan a New York, erano conosciuti da una piccola comunità, non dal grande pubblico. La maggior parte delle persone sul dancefloor non sapeva chi stava suonando, e questo era il punto. La musica era l'evento. Il DJ ne era l'architetto invisibile.
Il jacking codificava quella filosofia nel corpo. Quella profonda onda ritmica che nasce dai fianchi e sale verso l'alto non è mai stata rivolta verso un palco. La gente ballava faccia a faccia, a volte con gli occhi chiusi, a volte in cerchi aperti. L'energia circolava orizzontalmente tra la folla, da corpo a corpo, non verticalmente verso un booth. Il DJ alimentava quell'energia da dietro il sipario. Non la possedeva; la curava.
È lì che la distinzione conta di più: l'autorità di un DJ da rave è sempre venuta dalla funzione, non dalla fama. Il numero di follower è l'esatto contrario di quella tradizione.
Perché difendere questa distinzione?
Non perché un'esperienza sia superiore, né per far vergognare chi ama i grandi show. Ma se chiamiamo tutto rave, perdiamo il senso della parola e la cultura che ci sta sotto. Quando il DJ viene trattato da superstar e il pubblico si comporta come a un concerto, la pista smette di essere un organismo vivo e diventa una tribuna. La notte non è più abbandonarsi al ritmo, ma documentare la propria vicinanza allo status. Lo spettacolo ha il suo posto. Ce l'ha anche la sala buia senza visual, senza area VIP né maxischermo, dove un sound system, un pubblico e un DJ che si muove con la pista costruiscono insieme un mondo effimero.



