Di cosa accusa esattamente AEON queste barche?

AEON, l'associazione datoriale che rappresenta il settore notturno regolamentato di Ibiza, ha presentato un reclamo formale definendo queste imbarcazioni «autentiche discoteche galleggianti»: barche che vendono DJ set, formule open bar e a volte pasti, senza sostenere nessuno degli obblighi che invece pesano su club come Amnesia, Hï Ibiza, Ushuaïa e O Beach. Il consiglio direttivo lo mette così:

«Non sono soggette agli stessi obblighi, controlli, limiti di orario, requisiti di sicurezza, ispezioni e oneri amministrativi che gravano sui locali di intrattenimento regolamentati dell'isola.»

Un locale con licenza deve rispettare limiti di capienza, controllo acustico, ispezioni antincendio e di sicurezza, oltre a ottenere una licenza turistica di attività, prima ancora di vendere un biglietto. Il punto sollevato da AEON è che una barca può vendere esattamente la stessa serata, DJ, bar, folla, con una frazione di quei costi, mentre il registro turistico tiene traccia di quasi nessuno: vi compaiono solo undici imbarcazioni, contro una flotta che il settore descrive come molto più ampia.

Quanto denaro muove davvero questo mercato?

I prezzi sono in linea con quello che chiederebbe un club per una grande domenica. Un'uscita standard al tramonto di quattro ore costa tra 50 e 90 euro; chi vende l'escursione completa fino a Formentera chiede 180 euro; le uscite di alta stagione costruite intorno a un DJ di richiamo possono superare i 100 euro a persona. Nessuno di quei ricavi passa da una licenza da discoteca, nessuno viene tassato come lo sono l'ingresso e il bar di un locale regolamentato, e nessun limite di capienza obbliga un operatore a rifiutare la prenotazione successiva una volta che la barca è piena.

Perché si sono arrabbiati anche i residenti, non solo i gestori dei club?

La protesta non riguarda solo i soldi. I residenti del centro storico di Eivissa hanno segnalato rumore da barche che rientrano a tarda notte con l'impianto audio ancora acceso, e bicchieri di plastica e resti di festa sono stati trovati vicino a Es Vedrà, lo scoglio protetto al largo della costa sudoccidentale dell'isola. Ancorarsi vicino al Parco Naturale di Ses Salines, a circa sei chilometri da alcuni di questi percorsi, mette a rischio le praterie di posidonia che quel parco esiste proprio per proteggere, le stesse che le autorità baleari cercano da anni di difendere dai danni delle ancore.

Ibiza può davvero chiudere questa attività?

Il sindaco di Eivissa, Rafael Triguero, ha ipotizzato un divieto diretto, sostenendo che le imbarcazioni sono autorizzate per escursioni marittime, non per quello che succede a bordo appena parte la musica: barche, dice, «autorizzate per escursioni marittime, ma non per feste al loro interno». Il sindaco di Sant Antoni, Marcos Serra, aveva già tentato una stretta a livello locale che però non ha retto. Al momento Sant Antoni resta l'unico comune con l'autorità legale per ispezionare queste barche, grazie a un decreto del 2024, e persino la regola più basilare, il divieto di vendere alcolici a bordo, viene apertamente ignorata: gli operatori continuano a pubblicizzare formule open bar senza conseguenze.