Le grandi piattaforme di streaming pagano ancora come dieci anni fa: uno stream conta appena supera una soglia di pochi secondi, che l'ascoltatore resti fino alla fine del brano o abbandoni al quarto secondo. È esattamente questo calcolo che Disctopia dice di aver aggirato con un nuovo brevetto. Il brevetto statunitense concesso a questa piattaforma di monetizzazione e distribuzione per creator copre un metodo per calcolare i pagamenti a partire dalla presenza e dal coinvolgimento reale del pubblico, non dal numero grezzo di ascolti, su musica, podcast, audiolibri e video.

Cosa copre esattamente il brevetto?

Secondo Digital Music News e RightsTech Project, il sistema valuta se un pubblico è davvero presente e coinvolto con un contenuto, poi collega direttamente questa verifica a quanto guadagna il suo creator. Separa l'ascolto passivo (un brano lasciato in sottofondo, o abbandonato nei primi secondi) dal consumo attivo e prolungato, adeguando di conseguenza la quota del pagamento. Per i podcast in particolare, RightsTech segnala che il sistema può usare la trascrizione vocale e indicatori contestuali per capire se un episodio scaricato automaticamente sia stato davvero ascoltato, un punto cieco classico delle statistiche podcast.

"Internet ha imparato a monetizzare il clic. Noi abbiamo costruito un sistema attorno a cosa succede dopo il clic", ha dichiarato Patrick Hill, fondatore e CEO di Disctopia, a Digital Music News.

Perché conta per produttori e DJ?

Ogni pool di royalty costruito sul conteggio grezzo degli ascolti ha lo stesso difetto strutturale: un brano che aggancia 30.000 persone per quattro secondi ciascuna può guadagnare più di uno che trattiene 800 ascoltatori fino all'ultima battuta, perché il sistema non distingue i due casi. La stessa comunicazione di Disctopia su questo brevetto si basa proprio su questo paragone. Per i produttori indipendenti alle prese con il gonfiaggio di playlist e gli ascolti generati da bot, una formula di pagamento che premia il completamento e l'attenzione anziché il solo volume è una risposta diretta al modo in cui le piattaforme si spartiscono oggi la torta. RightsTech presenta il brevetto anche come strumento anti frode nello streaming: dati di presenza verificata rendono più difficile dirottare royalty destinate ad ascoltatori reali verso ascolti automatizzati o costruiti ad hoc.

Si tratta della tecnologia proprietaria della piattaforma di Disctopia, non di un cambiamento nel modo in cui Spotify, Apple Music o Deezer calcolano le royalty. Ma un brevetto statunitense concesso offre a etichette, artisti e gruppi che si battono per pagamenti basati sul coinvolgimento un precedente legale e tecnico concreto da citare, proprio mentre il rilevamento delle frodi nello streaming e l'equità dei pool di royalty sono già terreno di scontro nell'industria.

Cosa ne pensiamo

Un brevetto concesso non equivale a un'adozione. Diverse piattaforme hanno già depositato brevetti per calcoli di pagamento più equi senza che questo toccasse mai il motore royalty di un grande DSP. Ciò che rende interessante questo caso non è il deposito in sé, ma l'impostazione: Disctopia pianta un paletto legale affermando che "un ascolto" e "uno stream" non sono la stessa cosa, proprio mentre i produttori indipendenti continuano a perdere quote di royalty a favore di ascolti gonfiati artificialmente e intro pensate solo per agganciare. Se questo smuoverà qualcosa dipende dal fatto che le grandi piattaforme siano prima o poi chiamate a rispondere di questo scarto.