Ogni volta che un brano dance passa in radio, viene sincronizzato in una serie Netflix o finisce in una playlist da festival, qualcuno deve incassare il diritto d'autore legato alla composizione in sé, distinto dalla registrazione. Per una parte del repertorio dance ed elettronico australiano e neozelandese, quel qualcuno è appena cambiato.

Cosa ha comprato esattamente Peermusic?

Peermusic, l'editore indipendente con uffici in 39 paesi, ha acquisito 120 Publishing, specialista sydneyano di editoria dance ed elettronica fondato nel 2009 da Tim McGee, anche a capo di TMRW Music Group. L'operazione porta circa 5.000 opere e quasi 120.000 diritti amministrati nel catalogo di Peermusic. I termini economici non sono stati rivelati. Oltre al nucleo dance ed elettronico, il portafoglio di 120 Publishing comprende accordi di sub-editing K-pop e J-pop, e la società agisce da sub-editore per il repertorio internazionale in Australia e Nuova Zelanda: tanto un'operazione infrastrutturale quanto un'acquisizione di catalogo.

Perché conta la scelta al vertice?

Karen Hamilton gestisce il quotidiano di 120 Publishing come General Manager dal 2011, con oltre trent'anni di esperienza tra A&R, diritto d'autore, royalties e licenze. Invece di assorbire la struttura in un ufficio esistente, Peermusic la nomina direttrice generale di una divisione completamente nuova, Peermusic Australasia, preservando così i rapporti locali e la conoscenza del catalogo.

«L'acquisizione di 120 Publishing segna la continuità del nostro investimento nel mercato e nel repertorio australasiatico», ha dichiarato Mary Megan Peer, CEO di Peermusic.

Ralph W Peer, a capo delle attività di Peermusic in UK e Africa-Medio Oriente, ha definito 120 Publishing «una società impressionante, costruita e guidata da una dirigente eccezionale, Karen Hamilton». Lei stessa ha riassunto l'accordo come un incontro di valori condivisi.

Cosa cambia per gli autori del catalogo?

Per i produttori e gli autori le cui composizioni rientrano in quei 120.000 diritti, il cambiamento concreto riguarda chi elabora i rendiconti e reclama le royalties a livello globale, ora un editore presente in 39 paesi invece di una struttura indipendente sydneyana. Nell'annuncio non sono stati rivelati nomi specifici di artisti del catalogo, ma la scala dell'operazione segnala una concentrazione significativa di diritti editoriali dance ed elettronici, che passano da un operatore indipendente a una struttura multinazionale ben più grande.