Chi era The Butcher?

Per trent'anni, se seguivi le sale piccole di Detroit e non solo i palchi dei festival, incontravi prima o poi Sean Tate. Debutta come produttore esecutivo in "Love's Got Me High" di Terrence Parker, uno dei brani house più iconici di quest'ultimo, uscito nel 1995, prima di passare lui stesso alla consolle con il nome DJ 1315. Quando adotta l'alias The Butcher, gira regolarmente tra Europa e Stati Uniti. La maggior parte delle sue produzioni esce su Detroit Techno Records, l'etichetta di Mollison Folson, con cui registra anche come duo Folson & Tate. Tate contribuisce inoltre alle compilation di Rick Wilhite per Rush Hour, l'etichetta di Amsterdam che da due decenni mantiene in circolazione il catalogo più profondo di Detroit.

Perché l'underground di Detroit aveva bisogno di lui anche fuori dalla consolle?

Il secondo lavoro di Tate era l'avvocatura: per decenni ha militato come attivista comunitario contro la povertà nella sua città, il tipo di lavoro non pagato e poco visibile che non finisce mai in una biografia d'artista. Questo ha segnato il modo in cui trattava la scena che lo circondava. Nel 2018 fonda RWYS, sigla di "Remember Why You Started", un'etichetta che dà spazio a Strand, Spacetime Distortion e al suo vecchio socio Folson oltre ai propri dischi. Quattro anni prima, nel 2014, lui e Folson avevano già lanciato The Bassment, un live-stream trasmesso ogni domenica da uno scantinato di Detroit, anni prima che il DJ set in streaming diventasse un'abitudine da pandemia ovunque altrove. Ci sono passati Suburban Knight, Los Hermanos, Mark Flash ed Egyptian Lover.

Cosa ha lasciato nella musica stessa?

Tate costruisce una serie ricorrente attorno alla formula "A Matter of...": "A Matter of Creation", "A Matter of Pain", "A Matter of Respect". "A Matter of Creation", uscito prima su Detroit Techno Records e poi stampato sulla sua etichetta RWYS, celebrava insieme la nascita dell'etichetta e quella del suo primo figlio, nello stesso brano.

In un'intervista e mix del 2026 per BassAgenda, ha raccontato che Detroit stessa era il vero strumento dietro ogni disco che suonava.

L'elemento principale è la produzione. È quello che ogni produttore metteva in ogni singola traccia. Si sente Detroit in ogni brano: le strade, i suoni, le sirene della polizia e delle ambulanze, i bambini che giocano, le urla dal vecchio Tiger Stadium, l'acqua che scorre a Belle Isle.

Quella stessa attenzione gli è valsa una foto per "313ONELOVE", il progetto di ritratti della fotografa berlinese Marie Staggat dedicato ai pionieri della techno e della house di Detroit, al fianco di nomi come Juan Atkins, Kevin Saunderson e Mike Banks, la compagnia che distingue una figura fondativa da chi è semplicemente attivo.