Perché le discoteche chiudono più in fretta dei bar?

La Night Time Industries Association (NTIA) e la società di dati NIQ hanno censito tutti i locali notturni con licenza in Gran Bretagna e hanno trovato uno scarto che dovrebbe preoccupare chiunque tenga davvero alla cultura del club, non solo alla «vita notturna» come categoria generica. Le discoteche segnano -36,1% dal marzo 2020, circa sei chiusure nette al mese, il dato peggiore di tutte le categorie monitorate da NTIA. I bar notturni calano del 23,9%. I bar tradizionali, quelli che chiudono ben prima dell'1 di notte, crescono invece del 3,1% rispetto al livello pre-pandemia e dell'1,3% su base annua, con circa un locale su nove aperto negli ultimi dodici mesi.

Il motivo non è misterioso. Una discoteca sostiene i costi fissi più alti di qualsiasi categoria: licenza notturna, personale di sicurezza, assicurazione, bolletta energetica di una sala pensata per restare aperta dopo le 2, per una clientela che esce sempre più tardi e sempre meno spesso. Un bar con cucina e ultimo ordine alle 22 non ha nulla di tutto questo.

«Quasi tre locali notturni su dieci sono spariti dal Covid, e più di un terzo delle nostre discoteche ha chiuso. Non può diventare la nuova normalità.»

Il rialzo dello 0,4% è una ripresa vera?

Il numero di locali notturni è salito dello 0,4% tra marzo e giugno 2026, il primo aumento trimestrale di NTIA in due anni. È reale, ma bisogna leggere il resto della frase: il confronto annuale resta negativo, -3,1%, e la forma di questa ripresa la dice lunga. La crescita si concentra nei bar, non nei club, e arriva insieme a uno spostamento reale degli orari in cui si esce: il 25,1% delle vendite in loco avviene ormai tra le 17 e le 19, davanti alla vecchia fascia di punta delle 19-22, scesa al 24,4%. Tra chi dice di uscire prima o meno spesso, il 30% incolpa i trasporti e il 27% la sicurezza. Non è una pista da ballo che si riprende, è un'economia notturna che si comprime in un formato più precoce, più breve, a minor rischio, esattamente ciò che una discoteca non sa fare.

Cosa chiede davvero NTIA al governo?

L'amministratore delegato di NTIA, Michael Kill, vuole che la manovra di ottobre porti «azioni concrete» su tassazione e costi di gestione, oltre a investimenti reali in trasporti, sicurezza e infrastrutture notturne, le condizioni, secondo lui, che permettono agli operatori di investire e assumere invece di limitarsi a sopravvivere. Nel comunicato non ha messo cifre a nessuna di queste richieste, niente IVA precisa né una richiesta concreta sulle imposte locali, ma il tono è stato diretto:

«C'è una ripresa che aspetta solo di accadere, ma ora il governo deve decidere se vuole accelerarla o tassarla fino a farla sparire.»

Questo è il banco di prova che NTIA pone per questa manovra: non se la vita notturna sopravviva in una forma o nell'altra, i bar stanno dimostrando di sì, ma se qualcosa che assomiglia ancora a una discoteca resterà in piedi dall'altra parte.