Ogni stream pagato a un produttore underground esce dallo stesso fondo che si restringe, lo stesso in cui affogano anche gli stream finti generati da bot farm e valanghe di brani IA che quasi nessuno vede davvero. Lo US Copyright Office ha appena aperto la prima vera indagine federale per misurare quanto grande sia quella fetta fantasma, e vuole sentire il settore prima del 23 novembre.

L'Avviso di Indagine, pubblicato sul Federal Register il 7 ottobre 2026 con il Docket No. 2026-6, chiede commenti pubblici su bot farm, click farm, playlist stuffing, account hijacking e una pratica che l'Ufficio chiama frode da copyright, che comprende il rivendicare fraudolentemente brani originali o manipolati con tattiche come la copia carbone o il ghost tracking. I commenti scritti si chiudono il 23 novembre 2026 alle 23:59 ora dell'Est via regulations.gov; le risposte seguono il 21 dicembre.

Perche' proprio ora?

L'Ufficio ha agito dopo una richiesta del deputato Scott Fitzgerald (R-WI), formulata nel maggio 2026, che chiedeva all'agenzia di esaminare quanto fosse diffusa la frode da streaming sulle piattaforme digitali e, in particolare, come la frode generata da IA influisca sulla licenza e distribuzione delle royalty di registrazione, esecuzione e meccaniche. E' esattamente quella divisione a tre vie che determina se un produttore autodistribuito su Bandcamp o DistroKid riceve un assegno di royalty che riflette ascoltatori reali.

Il momento scelto non e' casuale. L'avviso arriva un giorno dopo la condanna di Michael Smith, residente nella Carolina del Nord, a 18 mesi di carcere per associazione a delinquere finalizzata a frode telematica. Smith usava account bot per gonfiare artificialmente gli ascolti di centinaia di migliaia di canzoni generate da IA che rivendicava come proprie, incassando circa 10 milioni di dollari di royalty fraudolente prima di essere scoperto. Quel caso dimostra che la frode non e' teorica: e' un modello di business che funziona, e ci e' voluto un caso federale di frode telematica per fermare un solo operatore.

L'Ufficio chiede al settore di dare un numero a qualcosa che tutti nella scena sentono gia': una parte del fondo royalty che dovrebbe finanziare musica vera non arriva a nessuno.

Cosa rischiano davvero i produttori underground?

Lo streaming rappresenta circa il 70% dei ricavi globali della musica registrata, quasi 22 miliardi di dollari all'anno. Sulla maggior parte delle piattaforme questi ricavi vengono divisi tramite un fondo comune proporzionale, quindi ogni ascolto fraudolento non si limita a non pagare un artista vero, gli toglie direttamente soldi. Una bot farm che fa girare un brano generato da IA un milione di volte si prende un morso concreto e misurabile dallo stesso fondo che paga il produttore deep house il cui EP ha venduto trecento copie su Bandcamp e totalizzato qualche migliaio di ascolti su Spotify.

L'approccio dell'Ufficio copre esattamente le tecniche che stanno silenziosamente ridisegnando la distribuzione indipendente: l'account hijacking che devia le royalty verso il beneficiario sbagliato, il playlist stuffing che manipola il posizionamento algoritmico a danno di curatori veri, e le valanghe di brani IA pensati solo per catturare ascolti e non ascoltatori. Niente di ipotetico per chi ha gia' guardato la propria dashboard DistroKid o Bandcamp chiedendosi perche' i numeri non corrispondano ad ascolti reali.

Chi puo' davvero commentare, e conta qualcosa?

Questo e' un processo formale, vicino a un procedimento regolatorio, non un gesto simbolico. I commenti presentati da etichette, distributori, organizzazioni per la gestione dei diritti e artisti individuali prima del 23 novembre entrano nel registro pubblico che l'Ufficio usera' per decidere se raccomandare un'azione legislativa o regolatoria. Le etichette indipendenti e i gruppi di tutela degli artisti hanno la stessa legittimita' a intervenire dei grandi distributori, e un'agenzia federale che costruisce un registro pubblico solido sulla frode da streaming IA e' un'occasione rara abbastanza che saltare questa finestra di commenti significherebbe perdere una vera possibilita' di influenzare come verranno protette le royalty in futuro.